28 Apr

Uno dei motivi per cui i proprietari di cani si rivolgono a un educatore cinofilo è il fatto che il loro cane non li ascolti e non sempre sia controllabile e gestibile.

I contesti più frequenti dove questo accade sono:

  • Il richiamo (con e/o senza distrazione)
  • Il distogliere il cane da un’azione a noi sgradita (abbaiare verso gli altri cani quando è al guinzaglio, scappare naso a terra lontano da noi dietro una traccia o un’emanazione, rotolarsi su una carogna etc.)
  • La richiesta di esecuzione di esercizi (se il cane non riceve una gratificazione immediata materiale più saliente rispetto al contesto non esegue gli esercizi)

Di base, il proprietario medio, vorrebbe poter controllare la relazione col proprio cane e le sue reazioni in ogni contesto. Desiderio comprensibile visto il fatto che ciò consentirebbe al proprietario maggiori possibilità di godere della relazione insieme al suo cane e minori rischi nella frequentazione dell’ambiente urbano.

Prima di affrontare l’argomento è bene fare alcune precisazioni.

Il grado di gestibilità del nostro amico a quattro zampe dipende sia da fattori genetici (le sue doti caratteriali e la sua memoria di razza) che da fattori ambientali, in questo caso le esperienze di vita del cucciolo principalmente a partire dalle 3 settimane di vita al primo anno di età (anche se una cattiva gestione del cane in periodi successivi può comunque comprometterne la docilità).

La docilità consiste nella capacità del cane di collaborare con l’uomo e di riconoscerlo come suo superiore gerarchico.
La scala di valutazione comprende valori che partono dal valore massimo detto docilità marcata, al quale segue docilità corretta, indocile fino ad arrivare al cane disadattato. (cfr.  L’ADDESTRAMENTO DEL CANE DA UTILITA’ E DA DIFESA, V. Meneghetti, Mursia editore).

Ci sono delle razze (o anche in alcuni casi semplicemente popolazioni, gruppi di razze e linee di sangue di una data razza) selezionate per svolgere dei lavori in piena autonomia, senza un eccessivo bisogno dell’aiuto dell’uomo se non nella fase finale del lavoro. Ne fanno parte alcuni cani da caccia (segugi, cani da tana e alcune linee delle razze da ferma), alcune razze nordiche e alcune razze di cani da guardiania. La selezione di queste popolazioni canine non ha mai puntato su una marcata docilità nel cane (per docilità non si intende il cane “buono che si fa accarezzare”, ma ci si rifà alla definizione sopra citata) ma su una certa autonomia decisionale che portasse l’ausiliare ad arrivare dove il conduttore non poteva. Il loro compito era collaborare con i compagni di muta per arrivare ad una preda, allontanarsi dal conduttore per raggiungere la selvaggina in fuga o fare la guardia agli armenti anche in assenza del conduttore. Le cause genetiche, riassumendo in breve, possono essere date quindi da una scelta per il contesto urbano-famigliare di una razza (o un ceppo di cani) selezionati ed utilizzati per una mansione che non richiedeva la prossimità del conduttore in ogni sua fase o di una selezione sbagliata nelle razze che invece dovrebbero avere un buon grado di docilità.

Le cause ambientali della difficoltà di gestione del cane sono invece date da:

  • Errata o assente socializzazione (interspecifica, intraspecifica e ambientale) soprattutto nel periodo che va dalle 3 settimane di vita fino alle 16 settimane, ma il lavoro andrebbe protratto e monitorato almeno per tutto il primo anno di vita
  • Carente abitudine alle manipolazioni e ad indossare gli strumenti di lavoro (collari, guinzagli, pettorine e museruole)
  • Carenza di regole e coerenza da parte del proprietario, cattiva comunicazione e gestione delle risorse
  • Mancata o carente educazione del cane da parte del proprietario

Quando al primo incontro, un proprietario lamenta che il suo cane “non lo ascolta”, escluse le cause cliniche (disturbi della percezione come sordità o particolari stati algici), normalmente uno o più punti fra quelli delle cause genetiche e ambientali appena elencati emergono dall’analisi del caso.

Per arginare il problema è importante scegliere preventivamente la razza o il tipo di cane che è adatto a noi: è vero che il modo in cui cresciamo un animale determina in parte la sua personalità e i futuri comportamenti, ma è anche vero che partire da una buona base, compatibile con le nostre possibilità, può rendere migliore la nostra e la sua qualità di vita. Inoltre è importante scegliere un cucciolo che sia stato allevato nel miglior modo possibile e abbia fatto le giuste esperienze di vita nelle prime settimane: saremo noi (se necessario con l’aiuto di un esperto) a continuare l’opera per il resto della vita che passeremo insieme a lui.

Sarà fondamentale stabilire delle regole che vengano rispettate da tutti i membri della famiglia, in modo tale che il nuovo arrivato sia posto dinnanzi ad una comunicazione coerente e univoca da parte di tutti i componenti e che sappia sempre come comportarsi, cosa gli è concesso e cosa non lo è. Inoltre il proprietario dovrà gestire le risorse (leccornie, attenzioni, giocattoli, attività divertenti), le quali se lasciate sempre a disposizione del cane o concesse a sproposito, possono con alcuni cani perdere la loro importanza; associate invece alla figura del proprietario e ben gestite possono diventare l’arma vincente per la gestione del rapporto col nostro cane.

Il proprietario ha inoltre il compito di abituare precocemente il cucciolo alle nuove situazioni, in modo graduale e controllato, affinché una volta cresciuto sappia come affrontarle. Inoltre è auspicabile che il cane impari a rilassarsi anche in presenza di distrazioni e che impari a svolgere gli esercizi di obbedienza “vieni”, “seduto”, “terra” e “resta”, prima in contesti privi di difficoltà, poi in presenza di stimoli gradualmente crescenti che potrebbero deconcentrarlo.

Lavorare precocemente gli aspetti sopracitati è fondamentale per ridurre il rischio di avere un cane che non collabora con l’uomo e prende le decisioni in completa autonomia, mettendo in pericolo sé stesso e chi gli sta attorno. Infatti più si radicheranno nel tempo i suoi comportamenti sbagliati, più sarà difficile lavorarci per ripristinare una situazione per noi ideale. In molti casi è necessario l’intervento di un professionista qualificato che faccia da mediatore fra cane e proprietario.

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